BRUTTA AVVENTURA A LIETO FINE
Il racconto di una bambola raccolto dal nostro cronista, Geppetto Orsetti-Carini
Rocambolesca storia accaduta a Lugano, nella sede dell’Ospedale del giocattolo.
L’Ospedale del giocattolo, attivo dal luglio 1995, riceve volentieri tutti i giocattoli (anche quelli usati
e rovinati) che vogliono esser donati a bambini meno fortunati in paesi emergenti e in via di sviluppo,
o situazioni di bisogno.
Grazie per la vostra generosità
I particolari nel racconto della protagonista, una bambola dal nome Carolina.
“Tutto è successo mentre
dormivo, aspettando il ritorno
da scuola della mia
“mammina”. All’improvviso
qualcuno di casa mi solleva e
mi mette insieme in un sacco
accanto ad altri giocattoli.Li
conosco tutti! La mia
“mammina”, che si chiama
Nadine, ogni tanto gioca con
loro, ma ... è me che
preferisce, solo io gli sono
accanto nel letto a fargli
compagnia e a rincuorarla nel
buio o quando fuori tuona; è
per me l’ultimo saluto prima di
andare a scuola.Ed è proprio
lì, - mentre un’auto mi
trasporta - che penso di
andare. Magari a scuola lei ha
sentito nostalgia di me e ha
chiesto di vedermi. La
macchina si ferma e sono
contenta. Oggi starò con lei
più del solito! Ma non è però la
scuola! Io la conosco bene
perché ho accompagnato
spesso la mia mammina. Delle
persone mi sollevano e mi
depositano nell’angolo di un
grande magazzino. Siamo tutti
un po' spaventati e ci
domandiamo cosa facciamo in
quel posto. Sentiamo dei
rumori: senz’altro gente che
lavora, e lavorando parla di
cose strane: disoccupazione,
inserzioni, insicurezza, sogni,
però anche di giocattoli, rotti, e
di paesi lontani
dei giocattoli! All’improvviso -
mi sembra impossibile - una
voce che conosco! Si è lui, il
papà della mia mammina, ed
è qui per cercarmi, e si scusa
con quei signori perché per
sbaglio mi ha messo insieme
ai giocattoli da destinare ai
bambini poveri che non ne
hanno.CI SONO BAMBINI -
MI CHIEDO - CHE NON
HANNO UN GIOCATTOLO?
POSSIBILE? MA DOVE
SONO? E perché mi stanno
cercando nelle scatole con su
scritto Brasile, e in quelle per
il Ruanda? Allora era lì che
dovevo andare! Allora non
sarei morta anzi sarei finita
nelle braccia di un altro
bambino che mi avrebbe
voluto bene e mi avrebbe
parlato in un’altra lingua, ed io
l’avrei capito lo stesso! Ma la
mia mammina? Come potrei
vivere senza di lei? E poi mi
sta cercando! Appena la vedo
mi farò promettere che se non
avrà più tempo per giocare o
si sarà stancata di me, è qui
che voglio venire, in questo
posto che è un ospedale, però
per i giocattoli che vengono
riparati da persone
disoccupate.Ehi, sono qui su
questa non mi vedete, venite
a prendermi!FINALMENTE
SALVA! Avrei voluto baciare
quel signore che mi ha tirato
fuori dal sacchetto in cui ero.
Brasile, Ruanda, Romania,
Croazia, India. In che posto
sono capitata? Da un buco,
nel sacco che mi contiene,
sbircio fuori e vedo tantissimi
miei compagni sulle scansie,
altri che sono messi in scatole
su cui c’è scritto il nome di
alcuni di quei paesi di cui
parlavano. E subito mi prende
il panico! Mi hanno rapita, mi
dico, e mi manderanno lontano
dalla mia “mammina” che non
vedrò più e che piangerà
disperata perché non le sono
accanto!E la mia testa
comincia a girare e poi giro
tutta anch’io perché qualcuno
mi prende, mi spoglia e mi
mette in un lavandino e mi
lava e poi mi riveste e mi
rimette in un sacchetto
trasparente insieme ad altre
bambole ed infine su una
scansia. MAMMINA DOVE
SEI? Vieni a salvarmi! Perché
hai permesso che mi
facessero tutto questo?Quanto
tempo è passato da quando
sono qui? Prima era tutto buio
e per la prima volta ho dormito
da sola. Ormai ho perso ogni
speranza e sono anche molto
arrabbiata. Tutto questo è per
colpa di Nadine che ormai non
mi vuole più bene e son sicura
sta giocando con qualcosa di
nuovo! Mi ha già dimenticata e
mi ha mandato in questo posto
che forse è il “cimitero”
© L’ospedale del giocattolo 2011
Mi ha sorriso e mi ha detto:
torna dalla tua mammina, che
ha ancora bisogno di te, ma
promettimi che verrai a
raccontare la tua storia ad
altri.Dirai loro che ogni
bambino ha diritto a giocare,
che è bello essere coccolati da
loro, che i giocattoli rotti o usati
qualcuno può rimetterli a
posto, e - soprattutto - se
nessuno li vuole più e verranno
dimenticati in qualche angolino
della cantina, quei signori che
sanno ripararli conoscono un
gran numero di altri bambini
meno fortunati che li aspettano
a braccia aperte !